Il lato delicato

Scritto da Petaloblu. Postato in Blog

19 Marzo 2014
ultimo faro
(Il Faro del Fin del Mundo- Ushuaia. In luna di marmellata.)
Mi piace pensare come se ogni giorno sia un bottone da spingere per iniziare un giro turistico in una favola.
Quando si tratta di raccontare una vera fine, non un finale che restituisce sempre un qualcosa, bensi una fine, allora credo non ci sia radice che tenga, si scende giù sempre più giù, si scava per nascondere tutto, custodire, curare e fuggire oppure risalire, in ogni caso ovunque si torni non sarà mai come prima.
Tu sei lì, in fondo..aspettando che qualcosa ti trasformi in un bucaneve che faccia un miracolo e sollevi un ricordo in una distesa bianca uguale a sé, fedele alla superficie delle cose.
Ma non ho parole, oggi, per costruire una favola, non voglio parole oggi infatti sono qui, gentilmente, per spegnerle.
Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli quando non può dare il cattivo esempio.”
Il lato delicato del dolore lo conosco, quale onore.
Il mio lavoro, clown dottore, è un modo di essere più che un lavoro, una continua formula di rispetto, un perpetuo ringraziare in forme che le parole non possono nè intuire né ricalcare.
La maggior parte delle volte la formula è magica e la chiave è nel profondo rispetto vitale che le persone “pazienti” che incontriamo rivelano tra i gesti e le paure.
Quando noi entriamo nella stanza già di per sé sappiamo che quell'azione rappresenta un intrusione; chiediamo il permesso e mai e poi mai ci è saltato in mente di esprimere o anche pensare un opinione riguardo le scelte, l'atteggiamento, il canone, le azioni, i modi di una sola delle persone incontrate in quell'ambiente.
Il senso di riconoscenza che pretendo nella mia vita lo devo a questa realtà condivisa.
E non smetterò mai di ammirare le piccole e giganti persone incontrate.
Nonostante i dolori, le perdite, la paura che lenta si stringe che quanti giri fa tante sono le vite perdute nell'attesa...nonostante questo, loro non hanno mai trattato ingiustamente o irrispettosamente il mondo circostante, forse se stessi sì, anche troppo spesso, ma gli altri no, pur avendone spesso motivo.
Quando a due giorni dalle beta mi sono scontrata con qualcosa che era a miei occhi e al mio cuore un atteggiamento e una posizione totalmente contraria a questa descritta sopra, quando mi si è seccato il petto e il sesto senso materno mi ha fatto ribaltare l'animo, allora ho capito che le beta sarebbero state positive.
I giorni del post transfer non ho parlato per diversi motivi.
In primis perchè vivo in un mondo di spugna, quando voglio.
Ho capito che certe cose, nel mio mondo di spugna, non meritano parole o racconti, certe cose meritano silenzio.
Perchè quei giorni in “tre” ipotetici cuori (quattro con Charlie, ovviamente) erano troppo per me, di un'imponenza che mi faceva sentire inappropriata. Ho apprezzato il rumore della speranza.
Ho capito che io ricalco a pieno la formula “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, formula che mi lascia un retrogusto velatamente egoistico ma vabbè.
Ho capito da tempo che il blog fa da cassa di risonanza sia nel bene che nel male. E l'effetto specchio, in una fase della tua vita in cui la permeabilità è la quintessenza del tuo essere, quando la sensibilità non ha confini, è violento, eccome se lo è.
" E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà"
Ai primi tentativi di PMA ho accusato tutto: le proclamazioni di gravidanza scritte in maiuscolo, le non proclamazioni taciute e subito fiutate che mi lasciavano un senso di colpa evidentemente inutile ma comunque latente... la reazione tipica dei bambini quando intuiscono la verità e capiscono che non gli viene detta...un senso di inappropriatezza fuori luogo e in un secondo momento evidentemente “sciocco” ma primitivo, inevitabile a primo impatto.
Ho accusato le foto, ho apprezzato la discrezione di chi faceva trapelare un senso, quel senso, dai paesaggi, da angolazioni nitidamente lucenti da un punto di vista che tende a sorridere con la dovuta cautela.
Quindi avevo già deciso da tempo che il primo risultato beta, se fosse stato positivo, non lo avrei proclamato né condiviso a pieni polmoni. Pensavo: se fossi io dall'altra parte ovvio che sarei felice per loro ma d'impatto ci starei male.
Sono tendenze, secondo me, non c'è un modo giusto o un modo sbagliato semplicemente ognuno ha il suo.
C'è chi tende ad entusiasmarsi con il coro dello stadio, perchè diciamocelo..chi non si è emozionato al gol vincitore dei mondiali?
E c'è chi piange come un vitello scannato per una vittoria silente.
each night and day I pray, in hope
That I might find you, in hope that I might
Find you, because heart's can do no more
It always ends up to one thing honey, still I kneel upon the floor
How can I tell you that I love you, I love you
But I can't think of right words to say
I long to tell you that I'm always thinking of you
I'm always thinking of you.”

Il primo numero voglio dirlo, solo quello però... 58, nella Smorfia significa 'o regalo. 
Per un giorno e mezzo non ho fatto altro che morire davanti al pc guardando finalmente con riconoscimento “legale” le settimane di gravidanza (ero tipo a settimana zero..si sapeva ma vallo a spiegare alle iniezioni, prelievi, visite fatte negli ultimi due anni, vai..), immaginando e pensando a chi non può arrivarci neanche a un numero perchè non ha una chance, a chi non va oltre il pick up, a chi no. Riconoscenza.
I giorni dopo fin ad oggi io ho smesso di esistere a modo mio.
Mi trovate su una spiaggia, ogni giorno diversa ma non parlo e non voglio sentire parola.
Le giornate sono meravigliose se gli unici compagni sono i suoni della natura, gli unici regolari e appropriati, li indosso senza problemi, nonostante i segni della gravidanza siano visibili, questi suoni non mi vanno stretti.
Le beta ad oggi sono a quota nove cioè nove prelievi che ne prevedono altri a seguire. Ho fatto il conto dei prelievi fatti negli ultimi due anni, siamo a più di 100. Vorrei un regalo dalla coop, a questo punto. Che mi sento priva di energie ogni volta che torno a fare il prelievo è inutile dirlo.
Le altalene sono belle finchè sei libera di scendere, mi sono detta.
La grande conferma del mio essere potenziale abortiva è arrivata, certamente non ha valore se non in una percentuale minima... Oh Silvia, pensa che ci sei riuscita! Tu puoi! Ha solo sbagliato strada, forse. Pensa a lui poi ti mancherà, è così è cosà, fai così io ho fatto cosà facciamo lì facciamo là io farei tu faresti egli farebbe.
Non parlate i vostri pensieri...per favore, rispettateci, rispettiamoci. Scusa.
Non è detto che le parole, sebbene dolci e premurose con le migliori intenzioni, siano la cura esatta in quel momento.
Non c'è intervento che valga e che abbia effetto se non viene richiesto e se non se ne riconosce l'effetto positivo.
Per lo stesso principio il medico è curante nel momento in cui lo riconosci come tuo medico..questione di scelte, la fiducia sceglie te non il contriario. Nella vita precedente mi sà che ero un aforisma, di quelli pallosi.
L'ho già detto che sono stanca e intollerante? Scusa.
"Ma
non è l'amore che va via
il tempo sì
ci ruba e poi ci asciuga il cuor
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar"
Dopo un giorno e mezzo il bombardamento ha mostrato in tutto il suo splendore i tratti schietti delle terapie d'urto..quelle che adotti quando non sai che pesci prendere. Aggiungi eparina progesterone ecc ecc. Si sa, lo so, lo sai, lo so... che noia parlare.
Inizio a sentire un dolore sordo, è tempo di avvisare che non voglio più sentir parlare.
Non mancano gli sciamani, gli amorevoli, gli amichevoli, i già ci sono passata, i mi dispiace, i “riprenditi”, non sei te, vedrai che sarà così... non manca alla fiera niente ma manco io.
Ogni tanto riprendo la prospettiva, punto l'orizzonte, lui c'è, Charlie, eccoci. Che bello.
Sono protagonista di un viaggio che ho mollato, me ne rendo conto, lo guardo dalla spiaggia che oggi è bianca, credo sia la Grecia, non c'è dubbio.
“Throughout the land
And don't criticize
What you can't understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin'.
Please get out of the new one
If you can't lend your hand
For the times they are a-changin'.
Ho detto prima quella cosa sulla stanza dell'ospedale... perchè è il metro che mi ha fatto capire quanta distanza ho appena preso da tutto il resto. Devo dire che è un bel metraggio, una distesa di metrini ikea, quei cosi lunghi fastidiosi.
Una volta ne ho rubati credo una cinquantina se non di più (albero perdono) e li ho usati con la mia collega per misurare la balconata di una super mamma, bellissima tra l'altro, che era in Neuroriabilitazione pediatrica e che chiamavamo Ottavia (immagina perchè..).
Abbiamo fatto circa 16 giri intorno ad Ottavia, il risultato è stato strabiliante. Ottavia finalmente si sentiva più bella, riconosciuta anche lì dove il parrucchiere c'è un solo giorno fisso a settimana e magari non puoi andarci perchè hai un esame da fare, uno dei tanti esami della speranza e tenacia fatti in sei mesi di lungodegenza.
Piacerebbe anche a me se mi ricordassero che sono bella e non sono sola, se mi trovassi lì.
Fu un intervento davvero kilometrico ma ne valse il righello.
"La realtà, io dico, siamo noi che ce la creiamo: ed è indispensabile che sia così. Ma guai a fermarsi in una sola realtà: in essa si finisce per soffocare, per atrofizzarsi, per morire. Bisogna invece variarla, mutarla continuamente, continuamente mutare e variare la nostra illusione."
In questi giorni, nonostante davanti la porta ci sia un bel cartello di divieto, sono stata comunque una stanza aperta d'ospedale dove chiunque riusciva a gettare un sassolino non richiesto.
Chissà l'eco in questo pozzo senza fondo..
Giustamente la gente non sa come fare o fa credendo di aiutare ma ognuno è fatto a modo suo e la paura di non essere di conforto, il desiderio di volerlo essere in qualche modo, non hanno confini quando a volte i confini sono l'unico rimedio o bisogno.
L'unico esemplare umano che in questi giorni è riuscito a starmi vicino senza proferire rumori non richiesti è stata un'amica, collega. Infatti tutti i suoi pensieri centrifugati per evaporare eteree sensazioni di conforto le hanno disfatto i capelli, in strano modo, a vita e non parlo solo dei capelli della testa.
Non sono mancati i pensieri amorevoli di tutte voi, cara Gianna; Falpalà mi ha detto, è stato un messaggio davvero dolce.
Le amiche che inviano cuori, pensieri. Le donne coraggiose che tornano a zero. E grazie. Dolcezze di Borgogna.
Vi direi di venire qui da me su una di queste oasi meravigliose ma magari è meglio di no, magari vi mando una cartolina.
Tra l'altro c'è Il Grande Lebowsky che cerca in tutti i modi di affiancare la sua sdraio alla mia, il cordone materno è ottimo per prendere al lazo del resto.
"Ma gli occhi dei poveri piangono altrove
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l’ingresso
a chi ti ama come se stesso"

Ai funerali nessuno parla, la struttura e il rituali riconosciuti permettono alle persone di assumere un atteggiamento consono, giusto e protetto. C'è una condivisione riconosciuta e anche altruistica, a tutti è permesso di partecipare, seppur per poco tempo, a un sentimento condiviso, a una perdita, un dolore. Si sa, si conosce chi si è perso, chi ci ha lasciato, il dolore di tutti è legittimato.
Qui non c'è cuore e per molti è una sfida alla natura, un atto di pesunzione, come fai a condividere un dolore che la gente non sa, non percepisce, non conosce? Come faccio a condividere la fine di un battito che ancora non c'è?
Mi viene in mente... E te ne vai Maria tra l'altra gente...
L' altaena va su e giù, in questi giorni le regole sono stabilite, la speranza è stata spenta doverosamente, il pianto soffocato, durante i prelievi i ragazzi ignari che escono dall' ecografia chiamano i genitori “ è maschio, mà!”.
"E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava
disturbare il suono del silenzio"

Al Transfer quando siamo tornati da Charlie in tre di cui due erano fuoriclasse, non gli abbiamo detto una parola.
Lo sentivo lo sguardo di tutte le altre coppie, io si e loro? Ad ognuno il suo e basta.
Charlie è andato a prendere la macchina e a momenti mi riandava in Cardiologia d'urgenza... pensava che non ce ne era neanche uno. Infatti la prima reazione, dopo averglielo detto in macchina, dopo che su wattsapp mi aveva scritto due chilometri di “allora? Mi fai morire!Ddimmelo mentre prendo la magghina di prego” è stata “vaffanculo Petalo”. E c'hai ragione. Era bianco di nuovo come Gandalfone, povero.
Ugualmente quando ho fatto la polipectomia... davanti a me fiori e parti freschi di gioia.
Ugualmente sarà uno di questi giorni, che sia una laparoscopia o un raschiamento a meno che non ci sia una ritirata autonoma.
Le regole sono “laparoscopia” e “raschiamento”. Riesci a dirlo? Si. Perfetto. Sono pronta, basta che mi avvisate così chiudo la sdraio in spiaggia e torno domani.
I primi due giorni, il dottore: “Prendi altri giorni di malattia, non chiediamo la gravidanza a rischio..così, per scaramanzia”.
In una futura vita discuterò sul perchè io, sterile, per l'unica santa volta in cui sono incinta, trattata da donna incinta a rischio di aborto precoce, non possa definirmi in gravidanza a rischio e debba invece definirmi, dichiararmi, trattarmi da malata.
Perchè svilire, indebolire, impoverire così tanta vita?
l'anima vola, mica si spegne”
E' sempre più evidente che si tratti di extrauterina. Dei saluti eventuali alla tuba e l'elaborazione della “perdita” e relativo automatico cambio di prospettiva..ne parliamo dopo.
E bisogna aspettare, perchè qui non si vede niente in utero e te a questo tempo dovresti già avere tanto così di cameretta o comunque le beta avrebbero dovuto raddoppiare, lo sai ormai. Se hai dolori vai al Gemelli che lì ti fanno la laparoscopia.
Da diciassette giorni soggiorno qui con la valigia pronta per una gita al Gemelli o per una breve sosta nel luogo dove una cura può significare portar via, raschiare via.
"Sinceramente
Cosi' leggero
Ti soffio tanti baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo
Esplodono baci dal cielo
E i nostri bei figli sul melo
Indaco dagli occhi del cielo"
E io, lo so, lo penso da giorni ormai e non lo dico a te, dov' è che sta il nostro bambino, che nostro non è, è del cielo, è divino.
Non si vede perchè si è attacato qui, al cuore. Che ne sai. Non lo troverai, dottore.”

Abbiamo una richiesta poco democratica ma è una richiesta, una preghiera.
Perchè le parole non siano anche qui dei sassolini in una stanza che non esiste, se vi va di essere presenti e condividere il momento, vi prego lasciateci una canzone solo una canzone.
Musica, niente parole.
Cerchiamo la colonna sonora per un nascondiglio perfetto. 
Grazie.

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