Inspira, espira e se puoi, poi, respira.

Scritto da Petaloblu. Postato in Blog

27 Ottobre 2013
inspira espira respira
Giornata piovosa, meglio così perchè non saprei come uscire. Il fisico si fa debole ma non riesce a lasciarsi andare. Alterazione della temperatura presente ogni sera ma di febbre neanche l'ombra. Che poi sarebbe proprio il caso di sentirsi male finalmente. (L'unica consolazione è che se dovesse riprendere "Tutti pazzi per amore" la ragazza avrà già sfornato e la figlia starà già alle elementari.)
L'altro giorno compravo il Topolino e mi arriva in faccia questa situazione:

gli altri: “Ciao...come stai?”

io: “....

INSPIRA.
Durante l'inspirazione la gabbia toracica si espande e consente ai polmoni di gonfiarsi. 
Venti percento ossigeno, ottanta percento azoto e altri gas. 
Io direi venti per cento dolore, ottanta percento sentirsi persi.

Poco prima del pick up ho smesso di scrivere. Non l'ho fatto per cattiveria o noncuranza, proprio non riuscivo a scrivere, né a parlare, né a raccontare, né ad ascoltare altro che non fosse il rumore segreto di certi desideri che si trasformano o in ricordi meravigliosi o in passaggi difficili che non puoi proprio evitare di fare. Ero lì a cercare di capire quale piega prendessero gli eventi, sperando di non doverli mai stirare.
Il mio meraviglioso endometrio era di uno spessore da far invidia ai materassini rossi e blu che ben ricordano le nostre vertebre lombari da camping giovanile coatto. I miei follicoli erano 20 ma questo l'avevamo già visto. Nonostante il versamento nel canale di Michael Douglas mi sentivo bene, dieta iperproteica, acqua a piscinate, camminata leggera..tutto ok. Il pick up è stato alienante, l'unica a stare bene in quella mattinata sono stata io. Aspettando in stanza ho incontrato una donna che aveva dovuto congelare perchè in iperstimolo, lei era dolcissima, le ho subito voluto bene e indicato una casetta lì vicino dove spendere poco per dormire. Poi un'altra la cui tristezza poi l'avrei stampata sul cuore, doveva fare il transfer e diceva a testa bassa “io non so perchè ne produco sempre pochi...speriamo siano almeno due..speriamo”.
E' tornata con un embrioncino in grembo e ha alzato la testa mentre le dicevo “vedrai che lui è forte” ma la sua espressione che non so definire non la scorderò mica. Quando mi hanno chiamato ero l'unica col felpone. Entro e un'equipe intera di haspirate inizia a parlare e a colmarmi i confini ma io ho solo due formule magiche da dire e poi spero di tacere cosa che ovviamente non sarebbe accaduta. Faccio in tempo a dire la prima mentre che già ero a dote al vento:
“IO HO SMESSO LA CARDIOASPIRINA MARTEDì. OGGI è GIOVEDI. NON MUORO VERO?”
In un attimo una delle angele custodi diventa splendida, mi chiede le spiego delle millemila mutazioni, della cura, mi tiene d'occhio lei. La amo. Poi dico la seconda formula magica mentre che arriva un uomo piacente e brizzoleso, arto e vigorsol: “LEI è L'ANESTESISTA? (TEAMO) ECCO SENTA SILENTE M'HA DETTO CHE STA MEZZACOSA CHE MI DATE (TEAMOL'HAICAPITOCHETEAMO?!) è COME DUE BICCHIERI DI ROSSO VEDI CHE IO ERO N'AMBRIACONA GIURO SO' CIOCIARA, ABBONDA CON LA MESCITA (SEITROPPOBRIZZOCOSATO!)”.
L'uomo mi ha preso in simpatia e mentre mi iniettava il vino vicino il punto interrogativo (al braccio destro io ho un punto interrogativo motivo di riconoscimento tra le infermiere dei prelievi e in tutto il mondo della sanità. Ai bambini se me lo sgamano dico che è na caccola di struzza) mi chiedeva quali vini mi bevevo e la mia risposta la ricordo bene perchè era tutto molto silente tipo quando stai a fa le trecce agli aquiloni che fanno ffffufiiiiiiuuuuu e leggero e io ho risposto:
“ il ruaabooooooosooooooooo nuuooooo!?”
Era chiaro.
Ero sveglia mezza sedata. 
Ero fottuta.
Ricordo che l'anestesista è calabro con moglie sicula, è rimasto a parlare con me si sarà divertito, a un certo punto potrei aver detto, imitando Charlie, ghe la derra del cadanese è nera mendre l'agrigendino è assoludamende giallo. Ghe barlavo gosì berghè mio marido barla gosì. Poi quando mi giravo a sinistra e vedevo tirar su anche un po' di sangue mi facevano rigirare dal brizzoleso per barlare dei vini, a un certo punto ho sentito spingere e lì ho sentito il dovere di dire che sono ciociara e ho dimenticato la data di compleanno di Charlie (questo è successo prima dell'analgesia all'intervista della biologa che fanno sempre mentre te sei a dote en plein air per evitare di fare bambini tra sconosciuti. L'ho dimenticata anche al transfer. Pietrasopra.)
Prelevati dieci ovociti SiRvia. “Brava!” mi dicono...
Sono rimasta molto a parlare con la mia angela custoda che quando ha saputo anche della tiroidite autoimmune e dell'insulinoresistenza si è depressa per me. Io invece stavo sballatissima tanto che scesa dal lettino stavo per tornare in camera da nudista. Ho dovuto aspettare mezz'ora dopo aver preso il tirosint e il ghiaccio sull'utero ha fatto il suo meritato dovere ma stavo davvero bene. Tanto bene che quando mi hanno portato l'acqua tiepida e abbasta senza cucchiaino perchè non avevano acqua calda per la mia anomala colazione da mortadefame/diabetica ed erano impreparati per ciò che non fosse tè, latte o cose normal,io, temeraria e fattona, mi so girata col dito la bevanda di cereali nell'acqua tiepida che s'è poi appiccicata al dito e quindi mi sò cucciata la colazione dal dito. Eppure mi hanno dato il dostinex da assumere per otto giorni, per evitare iperstimolo. Eppure, forse per l'agopuntura, io non ho accusato alcun tipo di dolore.
Silente entra nella stanza, dice che mi vede bene, in effetti sto una favola rispetto le altre, un alien. Mi dice “ci dia tante soddisfazioni!”.
...Già...tante soddisfazioni...
Il resto del giorno fin al giorno dopo sono cascata nel de profundis. Avrei chiesto un pappagallo per fare pipì se avessi potuto. Dormivo come una vera orsa bipolare.
Mi dicono di aspettarmi di sicuro la chiamata a mercoledì per le blastocisti, sicuro sarebbero diventate blastocisti. Avremmo provato la Fivet perchè più “naturale”. Mi avebbero chiamato il giorno dopo per dirmi se tornare lunedì o mercoledì.
Charlie aveva già fatto tutto, non avevo dubbi. Era il più figo tra i mariti (ovvio). Aveva la maglia Charlie (ovvio).
Sabato ci chiamano e mi dicono di tornare lunedì mattina.
Lunedì mattina, a vescica piena, mi chiamano, mi siedo en plein air, non so quanti sono, sono agitata, ma saranno sicuro almeno tre, certo, almeno tre, sicuro buoni, loro speravano anche di più perchè sono giovane, poi vabbè non sono blastocisti ma sono belli sono i nostri.
Mi dicono “ Allora Signora prelevai 10, inseminati 6 perchè 4 erano immaturi, di 6 si sono fecondati 4, ne abbiamo 2 perchè 1 non ce l'ha fatta ad arrivare ad oggi , questi 2 ..sono abbastanza buoni, quindi non c'è nulla da metter da parte”.
Ora, non so voi, ma anche la migliore donna con il migliore ottimismo del mondo, a ventinove anni con le premesse del pick up, avrebbe per un attimo sentito mancare il pavimento sotto i piedi.
A me, sono sincera, è successo. Poi nell'arco del transfer ho cercato di tirarmi su e così è stato. Certo non mi è parso un ottimo risultato... Da una parte è stato un bene non sapere la qualità degli embrioni, la classe, tutto. Dall'altra ...non so. Mentre facevano il transfer mi dicevano che ho un utero fantastico, un endometrio meraviglioso, lei è giovane uno almeno ce la farà, sì ce la farà! Pensavo che mi sembravano un pò accondiscendenti, tipo non se l'aspettava tiriamola sù.
Prima di scendere ho chiesto se avevano fatto Fivet o ICSI e mi dicono ICSI.
Ho pensato alla dottoressa dell'Aied che mi fece piangere l'intero Aniene due anni fa. 
“Signora tra due anni se non va non resta che ICSI”. 
Se me l'avesse raccontata come una fiaba forse l'avrei ricordata con un sorriso.
Erano lì i nostri due piccoli erano con noi. Li amavamo già.
“Rimanga incinta signora! Li coccoli tanto!”
E così abbiamo fatto. Li abbiamo coccolati. Sono stata ferma ma non troppo, ci ho parlato, li ha baciati, ho camminato ma senza fare sforzi, ho fatto 12 sedute di agopuntura, abbiamo speso l'impossibile, ho fatto la dieta, ho sentito tutte le reazioni al progesterone che avevo avuto anche a Luglio.
Poi tutto è andato come se fossimo stati di nuovo nel mese di Luglio. ..Non avevo sintomi ma sapevo che i sintomi non sono indicativi. Avevo i sintomi del progesterone e le stesse reazioni. Piano piano mi avvicinavo alle beta assegnate il 25 Ottobre, all'11 PT, con transfer fatto in terza giornata. 
Io le avrei fatte il 24, perchè 4+2= 6 il nostro numero, perchè il mio corpo è pignolo e coerente e a me il ciclo arriva sempre al 13 po. Il 23 nel pomeriggio già sapevo come era andata. 

C'è un tempo per vivere, un tempo per raccontare e raccontarsi, un tempo per condividere.

La nostra prima ICSI in foto.
collage-fivet


ESPIRA.

Durante l'espirazione la gabbia toracica si restringe, comprime i polmoni e li costringe a espellere l'aria che avevano accumulato.
Sedici percento ossigeno, quattro percento anidride carbonica, ottanta percento azoto e altri gas.
Io direi sedici percento dolore, quattro percento tirati su, ottanta percento lacrime e coraggio.

Le parole di tutti hanno iniziato ad allontanarsi...piacevolmente...come le mie.
Che rumore fa la sterilità? 
Fà un rumore sordo ma con un'eco che puoi sentire solo te, ti strizza il cuore, ti svuota la pancia e lì, da qualche parte nella pancia, cade sorda la speranza che sa sempre rialzarsi ma tanto è forte e grande, tanto le peserà rialzarsi e risalire. 
Ho uno zero che mi perseguita.
Questo è stato il secondo zero della PMA. Prima tanti altri.
Penso che magari stando insieme ora non si sentano più tanto soli, spero non mi cerchino più alla prossima ICSI.
Ho il terrore del Natale, delle feste. In teoria tra Dicembre e Gennaio se tutto va bene dovremmo riprovare, speriamo.
Ho il terrore degli altri. Novembre dell'anno scorso ho iniziato a cambiare pelle, odore, modo di muovermi, di proteggermi. Non riesco a vedere le altre mamme, quelle che sì potete avere figli naturalmente. Ho il terrore delle parole. Gli altri dicono “ti capisco amica, capisco tutto”. Non è vero. Tu ci vuoi bene e noi ne vogliamo a te ma non puoi capirlo e meno male per te, meno male per te.
La lista di cose che avrei fatto se fosse andata male è qui, ho già fatto quattro cose ma tutti i dolci, gli strappi, il cibo e le bevute che ho fatto in questi tre giorni, mi hanno lasciato il cuore amaro, sempre più stretto. Sapevo che la lista sarebbe stato un ottimo cuscinetto vista la dieta ma pur sempre di contentini parliamo. Sto cercando un modo per sfogare, per stare male, spero nella febbre, una tregua umana.
La cosa più difficile e degradante è stata acquistare gli assorbenti. Ma tanto sono sorda come il rumore che in questi giorni sto vivendo. 
(Fosse che il nome PetaloBlu me porta sfiga?)
“Tornare alla normalità gradualmente: ...abbondare pure col prezzemolo. Ogni gesto normale, ripristinato nella quotidianità dopo la parentesi dell'attesa, sarebbe stato vissuto come un piccolo dolore sofferto al posto di un dolore più grande: salire le scale in fretta, bere il caffè, comprare gli assorbeti. Prendere antidolorifici. Tutti i piccoli gesti avrebbero fatto un po' male, le prime volte. Dopo la parentesi dell'attesa avrebbero assunto una specie di triste patina di novità che poi avrebbero perso nel minor tempo possibile.” dal De Generazione.

Un adulto compie circa sedici atti respiratori al minuto. Durante un'espirazione normale l'aria inspirata ad ogni atto respiratorio è di circa centimenri cubi cinquecento.
Due adulti, durante una tecnica di PMA, smettono di respirare. Su cinque coppie, una o due riprendono a respirare al quattordicesimo giorno post transfer. Le altre piangono trattenendo con tutte le forze la vita rimasta. 
Per ricominciare a respirare, a sperare.

...e mi arriva in faccia 
questa situazione:
gli altri: “Ciao...come stai?”
io: “...bene."

E se puoi, poi, RESPIRA.

Ecco lo scoglio la vita che fa..
indossa l'oceano
sott'acqua in silenzio, a galla in tempesta,
sta, diviso a metà,
al confine trattiene il respiro per non scoprire
quale delle due sia la verità.
Tutta la vita di gloria e fermezza,
può tutto purchè non si muova
neanche se, triste,
volesse solo una carezza.

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