La disfatta dell'infertile e tuaining

Scritto da Petaloblu. Postato in Blog

19 Marzo 2013

gianna valhiria

Non so bene cosa scrivere; se raccontare di come si sia spintonata tanto lontano la PetaloBlu di un anno fa o di quanto sia spaventoso e nel contempo entusiasmante intravedere una me diversa.
Oppure posso raccontare semplicemente che sto mandando al diavolo il mio lavoro, in parte.
O che sto nuotando nel senso di umiliazione con uno stile piuttosto fiero nonostante la ciambella a forma di ciufala, o gratitudine, secondo i punti di svista.
Non sono mai stata una che và in piazza a sventolare bandiere. Sono più una che và nuda davanti alle cattedrali del potere a scureggiare sugli accendini dei passanti divertendosi più di quelli che danno da mangiare ai colombi nelle piazze dei fim ammericani. Sò una strana ma profondamente popolare.
 (Questo l'ho scritto perchè si riferiva ad un pezzo che avevo scritto sopra ma che poi ho cancellato perchè concettualmente era come leggere con un incudine parcheggiata nella capoccia però ho lasciato il discorso sulle bandiere e sulle puzzette perchè desideravo dirlo da un pò. Chiedo vena.) 

Si dice quindi, e io lo applico assiduamente a lavoro e di conseguenza, nella vita privata, che se si fa qualcosa controvoglia il corpo dopo un po' risponde picche. 
Ebbene gente, e che gli antichi numi dei chakra dei Maya e maglioni non me ne vogliano, io direi proprio proprio: 

e ma và??!!

Mi è appena passata la febbre e sono estremamente grata di poter ricadere nel fantastico tunnel dello stick compulsivo eppure qualcosa è davvero cambiato.
Negli ultimi mesi tra cure, incontri medici (oltre a quelli lavorativi e non è poco se muoio e rinasco sarò un pappagallo o un catetere sicuro- Usati, ovviamente!), astinenze, cardiopatie, gravidanze annunciate in ogni modo, giudizi e fringuellate varie mi sono ritrovata così, stanca di questo monotono via vai di impossibili “vattene al diavolo” , di perbenismi e vai avanti non ci far caso non sei un caso clinico.

E sì, non sono un caso clinico ma neanche voglio essere un tabù. Ecchela là, e ci sono cascata. L'effetto tabù, l'umiliazione dell'infertile. Ci sto dentro con tutte le ciavatte e gli infradito e non ne riesco ad uscire.

Mi sento, ahimè, umiliata. E sono giorni che penso e ripenso a quanto accaduto e mi vergogno del mio stato perchè quest'umiliazione che mi porto dietro non capisco se è reale o no.

Del resto ho sempre adorato i matti...è parte del mio lavoro la pazzia...è da lì che mi verrà tutta questa gratitudine? Mha.

Mi sento umiliata perchè la mia collega si è permessa di urlarmi contro come se fossi il figlio in punizione, perchè è ignorante e le persone ignoranti oggi, adesso, in questo preciso periodo della mia piccolissima vita, le tengo lontane a distanza di sicurezza, perchè si è permessa di dirmi cose della sua vita di cui non avevo mai chiesto notizie, mai, perchè è invasiva e giudicante ed educatrice nei modi e nei toni e io non ho mai chiesto un'educatrice , mi ha insegnato mia madre le buone maniere e nel mio cuore non faccio altro che pensare a lei con i miei figli.

Sono umiliata perchè ho ceduto e non voglio più incontrare o avere a che fare con le persone ignoranti, sono umiliata perchè per fare ciò debbo abbandonare la mia professionalità in parte, lasciarla andare, sono umiliata perchè quella stessa persona è riuscita a darmi la bella mazzata e a non annunciarmi la sua gravidanza che mi è giunta all'orecchio tramite un estraneo che non poteva dirmi a cosa annuiva perchè io non dovevo saperlo...vergogna. Vergogna. Vergogna.

Sono umiliata perchè non ho potuto lasciare tutto e andarmene, perchè ho dovuto respirare in un bagnetto di mezzo metro e ho dovuto “fingere”, sono umiliata perchè ho dovuto prendere una settimana per calmarmi perchè a quanto pare, in fin dei conti, il “caso clinico” qui..sono io. Sono umiliata perchè arrivata a casa ho dovuto, per cortesia, chiamare mia cugina che giustamente la prima cosa di cui mi ha parlato è stato il bambino e sono umiliata perchè mi ha detto di affacciarmi per vedere l'ecografia e io le ho detto di no che era ammalata e non potevo ammalarmi e lei ha insistito e sono andata lì, ho visto la foto bellissima, ho sorriso, scherzato e poi sono tornata all'ovile sporca di vergogna perchè la felicità per lei era inferiore al senso di privazione, di tristezza e di smarrimento.
Sono umiliata perchè ho fatto una cosa che non volevo fare e mi sono ammalata, sono umiliata perchè ho davanti ai miei occhi ben diciannove gravidanze saltellanti e spuntate da un annetto e di ognuna riconosco il senso di inappropriatezza, di vergogna, di dolore.

E mi vergogno perchè mi sento tre volte su due ingiusta. Mi vergogno perchè ormai ho un marchio che non se ne và e non ho gioito per loro e con loro. Mi vergogno perchè sono arrabbiata e ferita.

...Potrei aggiungere tanto a questo sproloquio, ognuna di noi ci è passata. Forse non è un tempo per parlarne ma è il tempo per fermarmi e riprendere a respirare.

Il pruno del mio giardino si è seccato.
Ogni giorno vado a controllare e continuo a sperare che si stia solo nascondendo al maltempo.

Mesi fa immaginavo nostro figlio, lo sentivo vicino, come ogni sogno destinato ad avverarsi lo toccavo con mano ad occhi chiusi, ne sentivo le risate, lo vivevo. Adesso lo sento lontano perchè ho paura ad immaginarlo. Ho paura ad avvertirlo. 

Qui però non si parla di dolore bensì di gratitudine. 

Perchè in tutta questa storia io sono grata. Sono estremamente grata e non so perchè.

Quindi sono pazza, perchè la pazzia è la più alta gratitudine alla libertà d'espressione.

Comunque visto che questo sproloquio mi ha nettamente buttato giù, mi ha ammosciato più di un piumino di piume a bagno nelle cascatelle termali di Tivoli.. mi riprendo con un finale da tuorlo.

Alcune considerazioni:

  • il Papa è fico ed è pazzo. Speriamo sia manovrato con cura. Io non sono religiosa ma credo nei valori delle persone. E lui sembra raccoglierne molti e molte, sia di valori che di persone. Non è poco ed è bello, tenero, appunto. Mia mamma è talmente fedele e dispiaciuta per i fatti che stano fattando a noi ultimamente chè all'elezione non appena egli ha fatto la sua modesta e umile benedizione mi ha fatto fare il segno della croce. Dopo un'ora avevo la febbra.

  • Ma mi piace comunque questo papa. L'infusione di dolcezza che sta recando nei cuori delle persone mi piace anche di più di un tè verde First Grade.

  • Come lo vedete il nome “Aria”? Cosa potrebbe causare nel futuro scolastico di una bambina tale nome? Avrebbe le stesse ripercussioni del nome “Fantaghirò”? (e non mi riferisco al mio nome clown)

  • Domani vado dall'osteopata di nuovo e cercherà di aggiustarmi il soprachiappa incriccato da sette anni ormai. Il fatto di prendermi cura del mio soprachiappa mi fa sentire importante e l'altro giorno dopo la seduta sono tornata a casa stra convinta di avere le natiche rialzate. Effetto placebo tipo “te placerebbe eh!”

  • Tuaining!

  • Dabbel Tuaining tuaining

  • Ho finito la mia radioattività e mi sono trasformata in valchiria d'estate appena Charlie mi s'avvicina faccio come i pesci palla impauriti ma presto riuscirò a ripristinare l fattezze di femmina sine turbe. 

  • Non agiungo altero.

  • Baby doll

P.S. Se per caso sfortunato un giorno dovessero capitare di qui le persone sopra citate tra le righe, spero che non se la prendano per lo sfogo di sopra. Penso che i miei pensieri possano avere lo stesso spessore e peso delle loro azioni e in entrambi i casi nessuna delle due parti ha agito per far male all'altro ma solo per assecondare, io credo, uno stato d'animo personale del momento.

La gioia e il dolore in entrambi i casi, se lasciati scorrere senza filtri hanno effetti impressionanti e moti difficili da controllare.
Quindi, please, se sei la collega o la cugina o chi credi di essere a seconda di quando ti è fischiato il gomito mentre leggevi, abbi compassione, cum-patisci, condividi con me un po' di questo sentimento e scusami se ti ho mancato di rispetto. 
A volte l'nfertilità ha un non so che di disfattismo contro il quale combattere non è sempre cosa dolce e facile.
E ricorda che ti voglio bene..
(ma mò, però, num me parlà.)


Tua Valchiria




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