L'insostenibile pesantezza del non essere

Scritto da Petaloblu. Postato in Blog

28 Dic 2012

Eccoci qua.

lisostenibile
Che sarebbe arrivato un momento così, il prae-ambolo, la tempesta dopo la quiete..si sapeva.
È fatto così il percorso di
una che non ci sta riuscendo

di alti e bassi ma quando ci sono i bassi sono proprio dei tonfi.

Mi chiedi come me la sto cavando con il natale? 
Sono sincera: faccio del mio meglio ma male secondo me molto male.
Di settimana in settimana si possono contare le dozzinali situazioni a rischio che si incrociano per la strada e alcune sono bazzecole che però mi fanno saltare in aria come una molotov. 
E' chiaro che sono satura; sono ormai settimane che lo dico “sono satura” ma non credo di ascoltarmi veramente. 
Arrivata a questo punto una qualsiasi persona dotata di buon senso se ne andrebbe minimo dieci giorni a cercare respiro altrove. Qui è una morsa, non si respira, sono preoccupata, sempre. Sempre occupata per gli altri che non dico sia pesante anzi, credo che il mio lavoro sia salutare anche per me ma , per capirci meglio, diciamo che da novembre in poi ho chiaramente pensato alla possibilità di dividere a metà la mia vita: una metà come è adesso, l'altra completamente altra. Altra..altra..altra..
Impossibile...o quasi. Petalo ridimensionati. Ok.

Sono preoccupata di non fare bene il mio lavoro dato che questo percorso impegna e non poco.
Preoccupata di dover essere come richiesto: felice, gioviale, cortese, in ascolto verso gli amici soprattutto, verso le persone in generale.
Ma io non sono felice gioviale in questo momento, io sono preoccupata, triste e indolente.
A volte, a tratti sì, ma lo sono. 

Il 22 sono andata al matrimonio e zac, incontro quella fantastica donna che dopo lunghi anni ce l'ha fatta..”uau” penso “ scambiare qualche pensiero con lei sarebbe buono”. 
Io, si sa, sono quella che non sembra ma succhia informazioni dagli altri, osservo e cerco consiglio senza essere di disturbo.
In un attimo mi trovo inebetita davanti alla sua bellissima pancia...Lei non è come me, non ha sette e più anni alle spalle di clowndottoraggio intenso, lei avrà da che dire...E' dolce e mi risponde con quella serenità che solo le donne in dolce attesa hanno, una spada affilata sulla mia gola.
Vado al sodo..a un certo punto, parlando, serenamente, mi dice
“ma dipende con quale maturità si affrontano queste cose...Sai l'associazione ***(la nostra) ci insegna a prenderla con positività, ecco. Te lo sai no?!”

Ecco. ..Lo sento..Eccolo..Arriva...SBBBBBBEEEEEEEMMMMM

Un colpo netto sul diaframma che gira subito in calcio d'angolo a favore del ventricolo destro che pompa in avanti per rimbalzare sullo stomaco che respinge in angolo all'estremo difensore destro che libera il fegato e conclude ConClude concluuuuude con un GGGGOOOOOOOOOOOL GOOOOOOOOOOOL GOL sul diaframma netto impavido che il sangue mi si geli. GOL.

GOL di Maturità e Positività, le due parole chiave e chiavistello dell'anno.
E io che ancora non ho capito che o cambio serratura o continueranno sempre ad entrare gli spifferi.
E che Dioniso mi accolga, ora, in questo giorno di festa..
Andiamo avanti e beviamo..Si bevi, tanto questo mese, lo sai, lo senti, è come gli altri.
E sorridi, cazzo. Sii positiva sii matura.

Il 23 è il giorno prima della Vigilia e chissà perchè credo di essere quasi salva, credo che potrei essere incinta, che i Miracoli sono belli e che laverò il cane e me stessa in vista delle feste.
Ma il male, si sa, assume varie sembianze. E appunto, al mattino, il sangue si era davvero gelato e pure le mutande.
Caldaia rotta.
(vennero a ripararla nel lontano 27 pomeriggio, cioè oggi mentre sarò in turno in ospedale).(questo post infatti lo stavo scrivendo ieri)

Il 24 è la vigilia e io me la cavo. A parte l'ifermiera che 
in un codice morse tutto suo che viola le leggi temporali di noi umani in due micronsecondi di tempo, quando io ero già con la sciarpa al collo e pronta alla fuga con stile neomelodico, 
Ella appunto, alla velocità di un'aquila in calore, con il guizzo di un fenicottero incazzato e zoppo, mi chiede stridente:
“aaaaalloooooooooooramacheseiincinta??seiincintaseiincintaseiincinta??noooo?embèechestaiaspettàfà qualcoooooooosano??!!!”
E via...via..via...Corri SiRvia che sarai salva. Corri tra la scia di nebbia che l'infermiera ha creato. (GollumGoLlUM!) Prima o poi guaderai anche te le acque del sacro e netto metodo del “maunpardicazzituanoeh?!”. 
Però, almeno m'ha fatto ridere in quel micronsecondo.

Il 25 la strage.
La giornata è andata avanti con ratio e panza, ho saputo gentilinamente reggere la situazione con la stessa fermezza ed esperienza di un biscotto Gentilino al mondo dal 1860. 

Tutto sembrava andare liscio quando a un certo punto la mia cugina mi sente dire che il duemiladodici è stato un anno di M++++ (attenzione: io ho detto brutto lì, non di M*++) e che vorrei vincere sperando in un duemilatredici migliore.
Bhe, dai. Alla fine, pensavo, che sarà mai esplicitare in famiglia questo leggero disappunto per il 2012. Alla fine non lo sto dicendo dentro il reparto dove lavoro. Alla fine mica ...ma sì posso parlare a monossilabi su questo. Posso dirlo dai. Che sarà mai...
Così disse Fantozzi riguardo il suo direttore.
Enveceno!
Lei si gira e mi ricorda, giustamente che
“vabbè dai però converrai con me che per due come noi i problemi di soldi i problemi a lavoro non sono così gravi TU SAI di cosa parlo dato che lavori in ambienti ospedalieri SAI quali sono i problemi veri no?!”

Ed eccola...No di nuovo..Ecco. ..La sento..Eccola..Arriva...SBBBBBBEEEEEEEMMMMM

Una schicchera netto sul diaframma che gira subito in calcio d'angolo a favore del ventricolo destro che pompa in avanti per rimbalzare sullo stomaco che respinge in angolo all'estremo difensore destro che libera il fegato e conclude ConClude concluuuuude con un GGGGOOOOOOOOOOOL GOOOOOOOOOOOL GOL sul diaframma netto impavido che mi caschino le ascelle di netto. GOL.

GOL di insegnamento di vita, ciò che mi manca ogni volta che mi sveglio al mattino.
Mettetemi in una pagoda e lasciatemi lì ad imparare il Tai Chi su di me. Mi faccio da cavia.

Mi riprendo subito ma dietro l'angolo si nascondeva un incidente ancora più greve.

A casa c'era ospite un nostro amico caro a cui vogliamo tanto bene, lo stesso che abbiamo chiamato per cenare assieme la sera stessa del Giaina Impact. Lo stesso a cui, finalmente, quella sera prima di cena in attesa che arrivassero la sorella e la compagna, abbiamo deciso di dire a grandi linee la nostra situazine, di condividerla prendendo un po' del nostro coraggio, fiduciosi.

Dire a parole ad altri una cosa così non è facile. Significa mettere per iscritto le nostre debolezze, le nostre paure e soprattutto significa rendere reali degli avvenimenti che fin a quel momento potevano continuare ad essere trasformati dalla fantasia, dalla speranza di una coppia.
Non è da tutti ascoltare ed è da pochi comprendere.

E infatti, il 25 sera, proprio lì mi giro perchè, sogno o son desta? Il nostro amico parlava alla cugina di cui sopra con la bambina sul seggiolino. Parlava di bambini, della grande voglia di farli, del pensiero se farli o no, chè giusto ora ci stava vermente pensando. Parlava parlava parlava, sorrideva alla bimba l'accarezzava vedeva la luce.
E la sorella del mio amico mi dice: “sai...assurdo! È da quella sera della cena con voi che ne parla! La sera stessa tornati a casa ha detto alla ragazza se ne voleva fare uno. Assurdo! Non l'ho mai visto così, chissà che gli è preso!”

A quel punto, trombe e tromboni,canne e cannoni, casse e cassoni (per non dire peggio): il vaso è esploso. 

Ho raccolto un po' della dignità che mi rimaneva, ho indossato un po' di stanchezza e di finta cordialità e con profonda dissociazione ho fatto in modo di congedarci tutti.
Arrivata a casa La Molotov.
La cosa del nostro amico l'ho presa così:

è come se io mezza zoppa e lui normale deambulante, camminando per strada vedessimo uno stand dove iscriversi alle gare di corsa. Io gli dico triste che vorrei da sempre partecipare ma ultimamente pare che sia più difficile e che è un problema per me, che fa male ma gli chiedo comunque di non parlarne con nessuno. Gli faccio questa confidenza. Lui ascolta, dice ok ..in realtà non ci stava pensando alla gara, non è neanche un pensiero fisso nè il pensiero della vita sua, anzi...e un secondo dopo và ad iscriversi. E poi viene a chiedere informazioni a Natale a tua cugina che alla gara ha partecipatao, ha vinto e non sa che tu non puoi partecipare e che non è per problemi economici e neanche perchè dopo sette anni non sai distinguere la morte e la mallattia dai debiti ma perchè

è così. E basta.


E tutti questi deliri, queste parole perse sullo schermo non sono altro che passaggi. 
E l'unica differenza è come li si vive. E qui casca l'asina, cioè io. 
Perchè, a quanto pare, oltre ad essere preoccupata, triste e indolente sono anche arrabbiata.

Arrabbiata perchè basterebbe poco eppure..Perchè oggi ho fatto i tamponi di mattina e la ginecologa ha detto che si vede a vista d'occhio che c'è un'infezione. Sono arrabbiata perchè può essere un'infezione storica e potrebbe, dico, potrebbe.. aver compromesso il resto. Arrabbiata perchè poi sono andata a fare l'ecografia mammaria costretta dai medici e (come sentivo io e me la potevo risparmiare st'ammazzata di oggi) non c'è più da preoccuparsi. Arrabbiata perchè ho saputo che la mia collega ce l'ha fatta al primo colpo. Arrabbiata perchè se sono monotematica e noiosa non è pechè me la cerco io ma perchè, la gente, mi parla e io inccasso.
Arrabbiata perchè “perchè io no?”
Arrabbiata perchè se ti faccio una confidenza e ti parlo di un mio disagio, di una tristezza non mi aspetto che questa diventi per te la luce di un nuovo giorno, fonte di illuminazione. Arrabbiata perchè almeno “filtra amico mio, filtra!”.
Arrabbiata perchè sono arrabbiata e non sono carina anche se mi metto la matita.

E così la conclusione non può che essere incoerente. 

Rimane infatti il calore della mia famiglia, le strane maniere dei cerimonianti di dire ti voglio bene, l'accogliere un pianto esasperato solo guardando in silenzio senza sbuffare e Charlie, Lui, che è qui tra le righe di una storia niente male. 

E torna la leggerezza dell'essere alla fine di ogni tanto e la certezza fugace che il nostro sogno è il tesoro all'origine dell'arcobaleno. Basta solo resistere al mal tempo.


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