Un caffe' con correttore grazie

Scritto da Petaloblu. Postato in Blog

2 Dic 2012  

caffè modifai

Credo che molte persone si chiederanno sotto sotto, quale sarà mai il leitmotiv di tutta questa situazione?

Direi che finalmente l'ho trovato anzi in realtà già sapevo la risposta ma non mi ero mai effettivamente fatta la domanda.

Invece negli ultimi giorni ti ritrovi così, a chiedere aiuto per capire come procedere con una certa serenità, senza rischiare urti col resto dell'umanità, senza dover convivere con un senso di vergogna per ogni sentimento di tristezza che dovrebbe invece essere gioia per gli altri.

Insomma; sto male perchè la mia amica è incinta e saperlo, vederlo e conviverci mi ricorda che io non posso, non riesco, non so...e questo agli  occhi di altri è:

  • sta male perchè è invidiosa

  • che brutta bestia l'invidia

  • non sa che significa stare serena

  • i bambini non sono capricci

  • non sei matura se fai così

  • non sei matura se scrivi pubblicamente i tuoi lamenti

  • sei pallosa perchè ormai tutto gira intorno a quello

  • sei cambiata

  • sei diventata pesante

  • sei da compatire

  • povera ...

  • deve distrarsi  
ecc ecc

Non è ammesso il dolore. Cioè: sta male. Punto. Eh no, troppo semplice, troppo complicato da capire. Esistono i sinonimi e contrari e vanno usati! Siamo nell'epoca del caffè corretto, shakerato, con ghiaccio in bicchiere di vetro, in tazzina, bicchiere freddo, caldo, con panna, valdostano, creolo, espresso ecc
(Poi dici perchè quando bevevo caffè mi vergognavo a chiederlo al bar. Eggrazie, era come andare al patibolo non sapevo come chiederlo avevo paura anche a sbagliare la pronuncia! “Un caffè airish col doppio correttore, grazie”)
Ma quello assoluto, secco, diretto, quello originale come il peccato...camuffato, niente!
Neanche l'ombra! 
E se non viene detto a parole state sicuri che viene pensata..tutta quella roba lì. 
Essere sensibili e trovarsi in un momento brutto che ti fa, diciamolo, un poco autocentrare per non perdere quota non significa necessariamente perdere il fiuto per certe cose, non significa non capirci più niente, anzi! Diventi ricettiva, Cat Woman, ti accorgi delle omissioni, dei giudizi, del pensiero velato perchè te sei la regina dei veli, ti faresti crescere la barba per coprire i denti da vampiro che t'escono quando si fa notte e vuoi succhiarti le stelle.
E se ti dice bene trovi un amica che ne sa dell'ambito, che ti accoglie in lacrime e sacchetto da “crisi d'alta quota” all'una di notte perchè hai visto la foto di una neopancia benedetta al primo colpo e non hai l'aereosol da spararti in faccia. Hai solo la busta della verdura e ti ci attacchi subito. 
E se continua a dirti bene questa amica conviene con te che urge un rimedio e che forse sì, un gruppo di autoaiuto ci starebbe bene. Ma dove lo trovo? 
E se ti dice bene di nuovo trovi in rete le storie...le persone che si parlano, si condividono, si aprono senza vergogna o forse sì, magari anche con vergogna ma se ne fregano poi dei dubbi comuni, se ne fregano se il buon costume, il galateo vuole che ci si tenga tutto dentro tanto passa non è carino pesare sugli altri. 
Mi chiedo da quando la condivisione sia diventata fonte di disagio, quando abbiamo iniziato ad essere dei tabù con le gambe.
Queste persone se ne fregano e procedono, ognuna a modo suo, ognuna con un peso diverso ma tutte con la consapevolezza, finalmente, di non doversi sentire in torto perchè stiamo tutti cercando di agguantare un sogno, c'è chi lo fa diventando una viaggiatrice, chi disegnando i propri pensieri, chi buttandosi sul lavoro, chi deridendo sine causa Sally Spectra (ehm) e chi più ne ha più ne metta. 

Ma ho capito qual è il leitmotiv, la sacra legittimazione di tutte noi sacrileghe: la speranza.

Un mondo a parte dove tutto torna, dove puoi fare magie incredibili e voli pindarici e se cadi non ti fai male tanto hai il tuo lettone di stelle belle appuntite per ricordarti che sono lì.

Quindi con la mente ogni notte sto lì a rubare stelle per poi contarle di giorno. Un tempo si diceva un soldino per i tuoi pensieri io ora direi una stella per un po' della tua speranza.

Mi piace pensare in grande. 




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